AICIS Notizie‎ > ‎

Rassegna Stampa

L'attività dell'Aicis

pubblicato 12 feb 2014, 01:47 da Redazione Aicis   [ aggiornato in data 12 feb 2014, 02:22 ]

Da: SANNIO REPORT



In Italia la condotta delle Compagnie di Assicurazione non è esente da arbitrarietà. Il costo delle polizze è alto e ingiustificato, il risarcimento dei danni provocati da sinistri risulta troppo spesso problematico e a risentirne non sono solo gli utenti, ma anche gli operatori del settore. Stavolta non vogliamo occuparci degli assicurati, ma di coloro che lavorano per le assicurazioni, in particolare i consulenti tecnici che da sempre sono al centro dell'attenzione perché con la loro attività di analisi sono fondamentali per la corretta valutazione dei danni provocati da eventi sinistri.

Dal 1969 in Italia esiste l'Aicis, acronimo di Associazione Italiana Consulenti di Infortunistica stradale impegnata in un costante lavoro di tutela e formazione della professione del perito assicurativo. Il presidente nazionale è Marco Mambretti, mentre quello provinciale è Teo Orlacchio. Proprio a Benevento abbiamo incontrato il sannita Felice Pastore, consigliere nazionale e vice presidente regionale dell'Aicis che ci ha tenuto a precisare come il principale obiettivo dell'associazione sia proprio il miglioramento della formazione tecnica del perito assicurativo che l'Aicis preferisce chiamare “Esperto d'Automobile”, secondo la definizione internazionale.

La nostra organizzazione – come ha precisato Pastore – è totalmente indipendente e punta sull'aggiornamento costante e sullo studio dell'evoluzione delle tecniche di riparazione, inoltre ci battiamo per una maggiore tutela giuridica di una professione che contiene una serie di saperi complessi. Il sinistro stradale presenta una molteplicità di elementi che richiede una notevole preparazione da parte di colui che “accerta” il danno, come garanzia dell'assicurato a ricevere un risarcimento congruo e in tempi ragionevoli.
Nelle scorse settimane l'AICIS insieme a Ugl-SIPA (sindacato italiano periti assicurativi), ha organizzato dei presidi in tutta Italia per porre all'attenzione un problema riguardante l'affidamento delle consulenze tecniche presso i tribunali.

Il D.L. 209/2005, il Codice delle Assicurazioni, impone che l'attività di consulente tecnico per i danni derivanti dalla circolazione, dal furto e dall'incendio dei veicoli a motore e dei natanti, sia svolta unicamente dai Periti iscritti al Ruolo Periti Assicurativi. Purtroppo continuano a registrarsi abusi e difformità come l'affidamenti degli incarichi a tecnici non abilitati a valutare la quantificazione dei danni. “L'azione dell'AICIS e del SIPA ha semplicemente come obiettivo il rispetto della legge – ha dichiarato Pastore – abbiamo voluto invitare Giudici e Avvocati ad adoperarsi in tal senso e scegliere solo professionisti iscritti al ruolo”.

In questo periodo l'associazione è stata molto attiva nella battaglia politica contro l'articolo 8 del decreto legge 145 denominato “Destinazione Italia”, prima cancellato e poi riproposto nuovamente senza modifiche significative, solo per soddisfare i desideri della potente lobby assicurativa. L'AICIS nei mesi precedenti con un lungo e articolato documento aveva proposto una serie di emendamenti per migliorare la norma, per garantire riparazioni adeguate e secondo le specifiche del costruttore senza le pesanti ingerenze dell'assicuratore, premiare le carrozzerie che investono in attrezzature e formazione senza penalizzazioni sui costi della manodopera e alcune proposte per la visione dei veicoli da assicurare e la corretta valutazione del valore commerciale degli stessi. 

Pacchetto Rc auto - Carrozzieri, periti e medici in rivolta, compagnie quasi. Ma per risparmiare ci vorrà ben altro

pubblicato 12 feb 2014, 01:42 da Redazione Aicis   [ aggiornato in data 12 feb 2014, 02:42 ]

Dal Blog del Sole 24 Ore di Maurizio Caprino

Si capiva da subito che il nuovo pacchetto di novità sulla Rc auto appena entrato in vigore col Dl Destinazione Italia avrebbe suscitato molte reazioni: il principio cui si ispira è la forfettizzazione del risarcimento, per cui di fatto mette intere categorie (carrozzieri, medici e periti) in una posizione di dipendenza dalle compagnie assicurative. E infatti, dopo i primi comunicati di protesta (non tanti quanti era lecito attendersi, per la verità), è stata indetta una giornata nazionale di mobilitazione per sabato prossimo, 11 gennaio. Sul Sole 24 Ore di oggi approfondisco un po' i motivi della loro protesta.

Sono tutti contro le compagnie e lamentano che il pacchetto sia troppo sbilanciato verso i loro interessi. Ma anche le assicurazioni stesse hanno qualcosa da lamentare: la norma le obbliga a praticare sconti non inferiori a una certa soglia (per esempio, il 7% a chi accetta di farsi montare la scatola nera), cosa che tarpa la libertà d'impresa. Curiosamente, è la stessa cosa che dicono i carrozzieri contro il risarcimento in forma specifica, fortemente voluto dalle compagnie per tagliare i costi delle riparazioni.

Il fatto è che della libertà d'impresa c'è bisogno come il pane, ma in un sistema dove il consumatore ha la possibilità di giudicare in prima persona il modo in cui ciascuna impresa lavora. Ma, nel caso di una riparazione, che cosa può giudicare un normale cittadino? Quanti sanno capire se una lamiera è stata raddrizzata bene invece di riempire le deformazioni con lo stucco? Quanti riescono a capire se i nuovi pezzi montati dal carrozziere sono davvero di qualità?

Un sistema del genere, prima ancora che di libertà d'impresa, ha bisogno di periti di qualità e fuori dai giochi per fare le valutazioni nell'interesse dei consumatori e per evitare frodi (di carrozzieri e danneggiati) da una parte e ingiustificati risparmi delle assicurazioni dei risarcimenti dall'altra.

Ma chi li pagherebbe? Per le compagnie è più comodo istituire un sistema a forfait, che marginalizza i periti, utilizzandoli solo quando serve all'assicurazione stessa, che li paga quanto vuole per far fare loro ciò che vuole. E non è detto che in queste volontà delle compagnie ci sia una riduzione delle frodi: il sistema attuale del risarcimento diretto è tale da scoraggiare l'attività antifrode sui piccoli sinistri, perché la compagnia che li liquida riceve un rimborso a forfait anche superiore a quanto paga, quindi ci guadagna. In pratica, c'è una camera di compensazione centrale che media tutto, creata su volere dell'Antitrust per incoraggiare (almeno in teoria) la concorrenza, facendo in modo che le compagnie non abbiano l'una i dati sensibili dell'altra. Per funzionare, il sistema deve prevedere il rimborso fisso, indipendente dalla cifra realmente liquidata, che deve restare segreta.

In teoria, il rimborso fisso serviva a fare in modo che la compagnia (che, nel risarcimento diretto, dà i soldi al suo cliente e quindi ha interesse ad accontentarlo, tanto poi viene rimborsata dal sistema) non largheggiasse. Ma questo vale per i sinistri con danni superiori al valore fisso del rimborso: per quelli inferiori, la compagnia incassa più del liquidato. L'esperienza ha dimostrato che quest'ultima circostanza è frequente e porta il sistema ad essere inefficiente, facendo passare qualsiasi risarcimento - anche gonfiato - sia inferiore alla soglia del rimborso fisso.

Se non si metterà mano a questo sistema, gli sconti minimi imposti dal pacchetto Rc auto del Dl Destinazione Italia rischiano di applicarsi a prezzi sempre più alti e dunque di essere inutili. Mi risulta che al ministero dello Sviluppo economico stiano già lavorando a una riforma del sistema, in gran segreto com'è giusto che sia. Non ci resta che augurare loro buon lavoro. Ce n'è bisogno, perché dovranno varare norme davvero decisive per cambiare il sistema, contrariamente a quelle contenute in Destinazione Italia.

Ce la faranno?

 Continua a leggere sul blog di Maurizio Caprino per il Sole 24 Ore

Poche novità e ancora tanto da fare

pubblicato 12 feb 2014, 01:40 da Redazione Aicis   [ aggiornato in data 12 feb 2014, 02:41 ]

Da Quattroruote, il Libretto Rosso delle Assicurazioni

Marco Mambretti, presidente Aicis e Fabrizio Premuti, presidente Konsumer Italia, sul costo delle polizze Rca nell'editoriale del Libretto Rosso dell Assicurazioni allegato a Quattroruote di novembre





Poche novità e ancora tanto da fare 

Per contenere davvero i costi occorre una riforma seria nel settore

Ci piacerebbe poter dire i problemi evidenziati lo scorso anno, in occasione dell'11ª edizione del Libretto Rosso delle Assicurazioni, siano stati affrontati e risolti. Purtroppo, però, non è così. In questo fascicolo abbiamo rilevato un nuovo calo delle polizze riferite ai profili considerati, ma si tratta di una verità a due facce: come vedremo, la riduzione è una media e non vale per tutte le compagnie e tutti profili. Il quadro del RC auto è sostanzialmente fermo: rispetto ai 12 mesi fa non ci sono grosse novità, salvo il fatto che si parla con sempre maggiore insistenza di scatole nere, revisione delle lesioni oltre nove punti di invalidità permanente e riparazione in forma specifica. Come se i problemi dell'assicurazione obbligatoria fossero tutti qui. Certo, l'incertezza politica ha pesato sul mancato riordino del settore, con i governi che si sono succeduti impegnati in tutt'altre faccende: basti pensare alla messa in naftalina della polizza base. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima che il legislatore si decide rimettere in carreggiata un sistema ormai zoppo, che penalizza gli utenti e li costringe a pagare premi inutilmente salati? La R.C.A. auto è una delle maggiori voci di spesa nella gestione di un veicolo, se non la maggiore. Il paradosso è che quello che dovrebbe essere un servizio, cioè la copertura assicurativa, sta diventando un lusso, rendendo troppo oneroso per le famiglie possedere un'automobile. Ma ecco, qui di seguito, gli otto temi che sono di maggiore attualità.


1 Era la polizza base, è diventata la polizza fantasma

Lo scorso anno l'avevamo annunciata come una certa dose di speranza: la polizza base, quella senza fronzoli, capace finalmente di permettere un vero confronto tra le tariffe, sembrava destinata a dare una bella scossa all'offerta del mercato assicurativo. E invece, con grande rammarico, ci ritroviamo a constatare che non se n'è fatto nulla. Il contratto Rc auto  nudo e crudo, uguale per tutte le compagnie, che non contiene alcuna clausola accessoria ed ha condizioni standard è stato lasciato cadere nel dimenticatoio, vittima della mancanza delle norme operative e di un modo di fare tipicamente italiano in cui la politica preferisce gli annunci ai fatti. Era un'idea, quella della polizza base, che - seppur con qualche aspetto ancora migliorabile - rappresentava davvero una ventata di aria nuova in un mondo tendenzialmente ingessato e poco incline ai cambiamenti. Niente, tutto fermo, come se non fosse successo nulla. Con un'aggravante: nelle stanze dove vengono prese le decisioni non se ne sente più parlare è il legislatore non sembra più avere la stessa voglia di un anno fa di tradurla in pratica. «non mi sembra che ci sia più la stessa volontà di arrivare un sistema di comparazione che sia comprensibile per tutti», avverte Fabrizio Premuti, presidente dell'associazione di consumatori Konsumer Italia ed esperto di assicurazioni: «si sta lasciando questo importante compito ai compratori privati che, proprio perché privati, rispondono a logiche commerciali e non in funzione dell'interesse generale». Tutto questo nuoce alla concorrenza? Sì, senza ombra di dubbio: anche se il consumatore ha oggi molte più carte da giocare (i siti delle compagnie, il comparatore dell'Ivass, quelli privati, eccetera) rispetto al passato, non si può pretendere che tutti gli automobilisti siano in grado di districarsi tra le insidie delle clausole e delle condizioni: in quest'ottica, la polizza base avrebbe davvero rappresentato un aiuto importante.

 

2 Gli incidenti calano, però alcuni premi restano elevati

il numero degli incidenti, anche per il minor numero di vetture in circolazione, è decisamente calato. Sarebbe quindi lecito attendersi una riduzione dei prezzi delle R. C. auto, visto che sono strettamente legati ai costi sostenuti per risarcire i danni. Ma la cosa non è accaduta: al calo dei sinistri, infatti, finora non è seguita una discesa degli oneri sostenuti dalle assicurazioni per risarcire i danneggiati, a causa dell'aumento dei costi di riparazione delle vetture e delle lesioni oltre i nove punti di invalidità permanente. «Se prima potevamo pensare che qualcuno barasse», sostiene Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, «adesso che gran parte dei risarcimenti passa per la stanza di compensazione del risarcimento diretto e che c'è un comitato tecnico dedicato quest'ultimo, con dentro l'autorità di settore, le imprese e due rappresentanti dei consumatori, i numeri sono molto più leggibili e trasparenti. Se nel sistema R.C. auto, poniamo, si raccolgono € 100 di premi e se ne spendono 120 per i sinistri, le tariffe sono insufficienti e vengono aumentate. Se invece, il rapporto è inverso, le tariffe diminuiscono. Ma si tratta di una riduzione modulare, che viene attuata compagnia per compagnia, secondo i risultati conseguiti sui diversi profili di rischio. Il che significa che in media, nei numeri assoluti, le tariffe possono ridursi, ma che al tempo stesso il premio richiesto ad alcuni profili, spesso proprio i più diffusi, aumenta».

 

3  Volete la scatola nera? Allora ci deve essere il maxi-sconto

Oggi si torna a parlare di scatola nera: Quattroruote ha sempre espresso grosse perplessità sulla sua introduzione. Tralasciando per un attimo la questione della riservatezza e della gestione dei dati acquisiti dei sistemi elettronici, resta lo scoglio dei costi che le compagnie vorrebbero scaricare sugli automobilisti. Oppure fare finta di accollarseli, salvo poi recuperarle spalmandoli su tutte le polizze, grazie alla mutualità. Come si può immaginare, si tratta di questioni spinose di non facile soluzione. In teoria la scatola nera potrebbe consentire alle assicurazioni di proporre sul mercato un R. C. auto "a consumo", dove si paga in base all'effettivo uso della vettura, superando le oggettive difficoltà di questo tipo di tariffazione. Oggi alcune compagnie offrono questa opportunità, ma l'accesso al servizio non è sempre agevole alla portata di tutti. Inoltre, il costo complessivo non è concorrenziale rispetto a quello di una polizza tradizionale. Una scatola nera appositamente programmata, invece, permetterebbe a un'impresa che vuole rinnovarsi sul serio di fare un deciso balzo in avanti nell'offerta assicurativa. Siamo sicuri, però, che si voglia percorrere questa strada? L'impressione è che l'adozione del dispositivo elettronico sia soltanto un modo per amministrare le informazioni degli utenti e per verificare, in caso di incidente, la congruità dei dati dichiarati nella denuncia in funzione antifrode. E tutto ciò con tariffe non troppo dissimili dalle attuali. Se però le compagnie iniziassero proporre sconti davvero sostanziosi, magari attorno al 50%, siamo certi che molti automobilisti virtuosi accetterebbero di buon grado di farsi "sorvegliare" durante la guida...

 

4  Danno biologico: è il momento di cambiare le regole

«Per spiegare l'importanza del problema» , avverte Marco Mambretti, presidente dell'Aicis (una delle maggiori associazioni dei consulenti di infortunistica stradale), «bisogna guardare ai numeri. Nel 2012, fatto 100 il totale dei soldi spesi dalle compagnie per risarcire i danni, il 13% se n'è andato per i ricambi, il 17% per il costo della manodopera, poco più del 21% per le lesioni fino a nove punti di invalidità e, tralasciando alcuni punti percentuali bruciati nei costi collaterali dei sinistri, ben il 46% è stato speso per risarcire le lesioni più gravi, quelle oltre nove punti di invalidità. Per questa ragione le compagnie spingono verso l'adozione di un parametro unico nazionale, mentre oggi ogni decisione sull'ammontare degli indennizzi è lasciata ai tribunali, quindi con grande disparità tra una provincia e l'altra». 



E anche se in tutta Italia è consuetudine fare riferimento alle tabelle usate dal tribunale di Milano, resta alquanto sfumato il concetto di danno biologico e del suo corrispettivo in euro. Secondo Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, «quelli derivanti da responsabilità civile medica, da incidente stradale e da lavoro valgono, rispettivamente, 5, 3 e 1: tutto questo sa d'incostituzionalità assoluta, di parzialità e di falsità. È necessario accordarsi per far sì che il danno biologico abbia valori economici uguali e convenzionali, prescindendo dalla causa che lo ha generato e superando le speculazioni che accadono a seconda se a pagare sia un soggetto privato o uno pubblico». Un accordo, tuttavia, che non dev'essere al ribasso, fatto cioè sulla pelle degli automobilisti. Ovviamente, le compagnie cercano in tutti i modi di arginare costi in maniera lineare, ma se da un lato è lecito che lo facciano abbattendo gli sprechi o gli eccessi, dall'altro è opportuno vigilare per impedire che ciò sia troppo penalizzante per chi si fa male sulle strade.


5  Si continua a chiudere un occhio sulle parcelle degli avvocati

Il sistema del risarcimento diretto è stato scardinato e così com'è non funziona più: lo abbiamo detto e lo ribadiamo con fermezza. Le compagnie cercano, per motivi di costo, di accorciare la filiera della stima dei danni escludendo i periti, ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? «Il codice delle assicurazioni dice Marco Mambretti dell'Aicis, «aveva, tra gli altri compiti, quello di ridurre gli oneri impropri legati alla gestione del sinistro, dalla denuncia sino alla liquidazione. Ma così non è stato. Per risparmiare, le assicurazioni vorrebbero eliminare l'intervento del perito, accontentandosi del preventivo della carrozzeria convenzionata. Il vero problema, però, non è il costo ormai basso della perizia, ma il fatto che da anni le compagnie hanno chiuso un occhio sugli onorari di patrocinio legali che la norma sul risarcimento diretto escludeva. Avvocati e consulenti hanno così continuato a incassare parcelle non dovute per legge, nascoste negli assegni di risarcimento. Non solo: le assicurazioni vogliono usare il meno possibile fiduciario, ma non si preoccupano di eventuali speculazioni nelle carrozzerie, che spesso vengono lasciate senza controllo alcuno». Un malcostume tollerato dalle compagnie che, invece di intervenire con fermezza sugli oneri parassiti, in questi anni hanno preferito riversarli sui premi di tutti gli assicurati.

 

6  Le compagnie sono sempre meno presenti sul territorio

Se da un lato le compagnie dichiarano gran voce di voler combattere le truffe chiedendo anche l'istituzione di un'apposita agenzia antifrode, dall'altro si muovono lasciando buchi che finiscono per ampliare i margini di manovra dei truffatori. Basti considerare la progressiva perdita di capillarità degli ispettorati sinistri delle assicurazioni alla riduzione del numero degli impiegati competenti in materia. «Sono sempre più rare le aree presidiate da uffici diretti delle imprese dedicate alla liquidazione dei sinistri», racconta Fabrizio Premuti di Konsumer Italia; «Le perdita di contatto con il territorio non ha certo favorito il controllo, dando al contrario la stura all'aumento delle pratiche scorrette e fraudolente da parte della criminalità organizzata specializzata nelle frodi assicurative. Per questo assistiamo sempre più spesso a indagini dalle quale emergono filoni di fronti che coinvolgono decine, se non centinaia, di persone. Avvocati, periti, medici, cittadini, dipendenti: nessuna categoria, o quasi, resta senza la propria rappresentanza».

 

7  Una buona notizia: finalmente arriva il contrassegno elettronico

Come abbiamo visto, una delle condizioni essenziali per la discesa delle tariffe e il contrasto alle frodi. A questo proposito, l'arrivo del contrassegno elettronico di assicurazione è certamente una buona notizia per gli automobilisti. Perché darà la possibilità di fare controlli automatici sui veicoli circolanti con la speranza di arginare il fenomeno delle auto che viaggiano sprovvisti di copertura. E porrà un freno alla piaga delle polizze fasulle. Esiste tuttavia, un'ulteriore buona notizia: per funzionare, il contrassegno elettronico dovrà far riferimento la banca dati dei veicoli assicurati, che finalmente potrà essere davvero efficiente è usata anche in funzione antifrode. Sarà alimentata dagli agenti assicurativi e le compagnie ne saranno responsabili. Si tratta di un buon punto di partenza: quello di arrivo dovrebbe essere la possibilità da parte dell'archivio sinistri di incrociare i dati con quello dei veicoli assicurati dei testimoni, svelando truffe e speculazioni.

 

8  Risarcimento in forma specifica: che garanzie può dare?

Si torna a parlare con insistenza anche del risarcimento in forma specifica, cioè di rendere obbligatoria, in caso di incidente, la riparazione del veicolo, invece di corrispondere un indennizzo in denaro. Le compagnie, che ovviamente caldeggiano questa soluzione, lo vogliono permettere un freno alla crescita dei costi di riparazione. Ma le incognite sono numerose. «I risarcimenti in forma specifica», avverte Marco Mambretti della Aicis, «è un modo non solo per controllare direttamente i costi della riparazione, ma anche per evitare di pagare cose come fermo tecnico, la svalutazione eccetera. Insomma, un espediente che rasenta la furbizia. Io non vorrei rendere obbligatorio, ma su base volontaria, in cambio di uno sconto sostanzioso sulla polizza. Anche perché, non nascondiamolo, non c'è alcuna garanzia che la riparazione sarà poi davvero svolto a regola d'arte, visto che il cliente è costretto a rivolgersi a un carrozziere qualunque, non certo quello di fiducia».E proprio così: come da Quattroruote più volte scritto, già da qualche tempo diverse compagnie stanno proponendo ad alcune carrozzerie di affiliarsi e diventare convenzionate. Questo significa che, a fronte di un aumento del lavoro perché l'assicurazione “canalizza” una parte dei danneggiati, al carrozziere si chiede un forte sconto sulla tariffa della manodopera. Dello stesso avviso è anche Fabrizio Premuti di Konsumer Italia, che sottolinea come «la strada per ora sia quella di convenzionare al minor prezzo possibile il riparatore, che così diventa fiduciario dell'impresa senza alcuna garanzia in più per il consumatore e senza alcuna certezza di assistenza futura e di sconto sulla polizza».

Fonte: Quattroruote novembre 2013 - Libretto Rosso delle Assicurazioni

1-3 of 3