Terzietà ed indipendenza del perito o tentativo di riforma RCA attraverso l’estinzione di una professionalità?

Associazione Italiana Consulenti Infortunistica Stradale

COMUNICATO STAMPA

AICIS, nelle persone del suo presidente Andrea Olivieri e del vicepresidente Massimiliano Canellini, è stata audita lo scorso 26 maggio dalla X Commissione del Senato in merito ai DDL 1217 e 1666

Milano, 14 giugno 2021. Nell’esprimere la massima disponibilità al confronto e nella convinzione che sia necessario per gli attuali iscritti al ruolo dei periti assicurativi, creare un albo che permetta loro di operare in autonomia, svincolati dai condizionamenti delle imprese di assicurazioni ed anche da quelli a cui sono sottoposti dai clienti privati e dagli autoriparatori che agiscono avvalendosi dell’ istituto della cessione di credito, in modo che il loro giudizio non sia condizionato da conflitti di interesse, compresi quelli di natura economica, AICIS non rileva nei punti che costituiscono il DDL 1217, elementi utili allo scopo più sopra descritto. Le norme previste dal disegno di legge non sanerebbero infatti tale questione e non garantirebbero affatto la terzietà del perito. Affidare gli incarichi con logica randomica ad un perito/esperto scelto da CONSAP, non permettendo alle imprese di assicurazione, che operano in virtù dell’obbligo di assumere i rischi derivanti dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, di scegliersi un perito di loro fiducia, permettendo invece ai danneggiati ed agli autoriparatori di potersi avvalere di un loro “consulente fiduciario”, rappresenterebbe ancora di più, un rapporto non paritario tra le parti, contrario ai dettami costituzionali, a meno che non si preveda che il consulente terzo non eserciti la funzione di arbitro tra due consulenti, uno nominato dal danneggiato e l’altro dall’impresa di assicurazione, qualora tra loro in disaccordo. Ciò eviterebbe aggravi di costi giudiziari. Un sistema di distribuzione sistematica in capo ad una istituzione in grado di raccogliere i casi giacenti nelle centinaia di uffici sinistri assicurativi che, in ogni caso, non potrebbero certo essere eliminati, comporterebbe un aggravio dei costi a carico della collettività. Senza contare che sull’ente di gestione graverebbe una serie di oneri, al momento non previsti e non regolamentati, con costi abnormi, senza tuttavia sgravare, come anzidetto, le imprese di assicurazione dei costi derivanti dalla gestione dei sinistri.  Un’organizzazione di questo tipo obbligherebbe a variare una infinità di norme oggi vigenti, che riguardano non solo il codice delle assicurazioni private ma anche le norme su arbitrati e processo civile.

D’altro canto, dovendo le imprese di assicurazione assolvere al loro compito istituzionale, cioè di provvedere a risarcire i danni, potrebbero scegliere, non potendo avvalersi di consulenti di propria fiducia, di procedere ai risarcimenti direttamente su presentazione di documentazione fornita dalla parte danneggiata o da chi ne avesse acquisito il diritto, in genere un autoriparatore cessionario. In tal modo però non solo, come accennato in audizione, l’albo non servirebbe a nulla perché il perito si troverebbe dall’oggi al domani senza lavoro innanzitutto per l’attuale assenza di una imposizione normativa sulla trasmissione tra imprese e Consap. Il danno sarebbe inevitabile fonte di espedienti tra le imprese di assicurazione per pagare il meno possibile ed i patrocinatori del danneggiato o del cessionario interessati al massimo profitto, senza alcuna tutela per il consumatore ultimo, senza certezze sulla qualità delle riparazioni, con un aggravio di costi che ricadrebbero sulla collettività a seguito dell’inevitabile aumento del costo dei risarcimenti.   

Al momento esistono già norme sulla deontologia professionale del perito assicurativo, si veda in proposito l’articolo 5 del regolamento Consap nr. 1 del 23 ottobre 2015 che, tuttavia, spesso non vengono applicate, mancando un controllo. Per AICIS, la tutela del giusto valore di risarcimento è basata essenzialmente su tre punti fondamentali: professionalità, terzietà, sicurezza stradale. Per tale scopo ritiene che i periti siano inquadrati quali esercenti un servizio di pubblica necessità (cioè coloro che ex art 359 c.p. esercitano una professione il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi), con l’obbligo di denunciare all’Albo ogni tentativo di condizionamento subito da qualsiasi committente, pena sanzioni disciplinari fino alla radiazione e, in capo all’Albo, l’obbligo di denuncia dei tentativi di condizionamento alle autorità competenti. In tal modo si supererebbero tutti i problemi di costituzionalità della norma perché andrebbe a vantaggio di tutta la collettività:

  1. Perché permetterebbe di accertare la reale coerenza del danno con il sinistro trattato e permetterebbe di quantificarlo in maniera il più possibile corretta, riducendo i costi che ricadono sulla collettività;
  2. Perché permetterebbe di accertare la presenza di danni tali da limitare o impedire la circolazione in sicurezza del veicolo, informandone subito il proprietario o utilizzatore;
  3. Perché la segnalazione di problemi connessi alla circolazione del veicolo comporterebbe di dover seguire la riparazione accertandone oltre che la congruità, anche la qualità ai fini della sicurezza.

Problemi allo sterzo, alle sospensioni, alla scocca ed anche ai cristalli, alla fanaleria, spesso sono causa di ulteriori sinistri, a volte anche con esiti mortali o gravemente lesivi. Spesso, tali danni restano impuniti nelle difficoltà di postuma individuazione dell’origine della causa.  Appare del tutto superfluo affermare che il costo di questi eventi ricade su tutta la collettività.    

L’importanza dei controlli sulla conformità delle riparazioni, per una rimessa in circolazione dei veicoli in piena sicurezza, è e deve essere una prerogativa del Perito, in parallelo con l’accertamento finalizzato a garantire al danneggiato la certezza di una valutazione che, partendo dalla quantificazione del costo della riparazione in conformità con le regole del costruttore, indichi l’equo ammontare sia del danno diretto sia di quelli indiretti, partendo dal confronto con il riparatore, e dal dovere d’informazione verso il danneggiato ogni qual volta venga rilevato che il veicolo non risulti conforme alla circolazione in sicurezza, secondo le norme del Codice della Strada.

Per tali motivi, pur nell’auspicio di una trasformazione del Ruolo Periti Assicurativi in un Albo strutturato per garantire una reale “terzietà” sul piano tecnico attraverso una consolidata “professionalità” volta a garantire la “sicurezza” dell’utenza stradale, si ritiene che i contenuti del DDL 1217 siano fortemente in contrasto con tali dettami.

In ordine al DDL 1666, si ritiene che il tema previdenziale sia prematuramente affrontato nell’eventualità dell’istituzione di un Albo le cui scelte dovranno essere in capo agli organismi esponenziali istituendi.

AICIS – Ufficio Stampa

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